Sanseverino Barbara

Milano, ca. 1550 – Parma, 1612

 

Era figlia di Gianfrancesco e di Lavinia Sanseverino. Si trasferì a Parma dopo aver sposato Giberto IV Sanvitale, signore di Sala Baganza. Nel 1585 Giberto morì a Piacenza in circostanze misteriose e il figlio Girolamo fu investito dal duca Ottavio Farnese del marchesato di Colorno, con l'obbligo di assumere il cognome e lo stemma dei Sanseverino, originari del Reame di Napoli.
Fu amica e confidente di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova, che per lei si trasferì momentaneamente da Mantova a Viadana nel 1580.

Rimasta vedova, non per amore, ma per mettere un po' d'ordine nella sua vita e trovare un valido protettore, Barbara sposò nel 1596 il conte Orazio Simonetta, feudatario di Torricella, un paese sulle rive del Po, e si trasferì a Colorno. In quel tempo le mire del duca Ranuccio Farnese per appropriarsi di Colorno si facevano più chiare di giorno in giorno. Forte di alcuni lasciati e speculando su beghe ereditarie il duca cominciò a sostenere che l'investitura di Colorno ai Sanvitale doveva considerarsi nulla. Nasceva così una causa di diritto feudale nella quale vennero coinvolti i più grandi giuristi del tempo. Quando si accorsero che le cose volgevano a loro danno, i Sanvitale pensarono di ricorrere ad una congiura per togliere di mezzo Ranuccio e riaffermare così i loro diritti.

Il colpo avrebbe dovuto attuarsi nell'abbazia di Fontevivo, in occasione del battesimo del nipotino di Ranuccio, Alessandro. Le cose però andarono diversamente perché uno dei servi di Gianfrancesco, imprigionato e torturato per ragioni non inerenti alla congiura, si lasciò scappare tra i tormenti qualche frase e qualche nome che mise in allarme la giustizia.

La congiura fu scoperta e tutti i congiurati furono arrestati. Il processo a base inquisitoria, condotto dal giudice Piossasco fu spietato; inutili i tentativi dei congiurati di negare le reali intenzioni del loro progetto. Il 4 maggio 1612 il processo terminava con la condanna a morte di tutti e la confisca dei loro beni, e il 19 maggio 1612, a Parma, Barbara e altri nove cospiratori furono decapitati sulla pubblica piazza su un palco montato a ridosso del Palazzo dell'Uditore Criminale, oggi all'angolo fra Piazza Garibaldi e Strada della Repubblica.

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Pubblicato il 08/10/2015 — ultima modifica 08/10/2015

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