Romagnoli Sacrati Olimpia

Cesena, 1762 - Firenze, 1836

Nacque a Cesena, ma si può considerare ferrarese d’adozione, in quanto aveva sposato il marchese Amedeo Sacrati Giraldi Obizzi di Ferrara.

Nella sua vita l’attività culturale e letteraria è fortemente intrecciata con il coinvolgimento negli eventi politici. Orintia, infatti, sensibile al movimento romantico, sosteneva il principio dell’autodeterminazione dei popoli e nel 1815 aveva pubblicato un discorso in favore di Murat, ottenendo la fama di eroina della patria.

A questo proposito i documenti ci informano di un suo arresto avvenuto a Rimini nell’aprile 1816 in occasione di tumulti insurrezionali. In quel mese si erano verificati nella città romagnola numerosi tumulti durante i quali i rivoltosi inneggiavano a Gioacchino Murat che nell’ottobre 1815 era stato assassinato. Essi gridavano: "W l'indipendenza, W Re Gioacchino, morte ai preti, morte ai papisti", tentando anche di assalire le case di persone ritenute avversari politici e quelle di quattro sacerdoti.

Scrisse novelle morali, componimenti poetici, commedie. Fu nell’Arcadia con il nome di Fiordiligi Taumanzia. A Ferrara, Orintia abitò nel palazzo Sacrati ed aprì un salotto letterario e culturale in cui si parlava, tra l’altro, della "Nuova Enciclopedia Italiana", come avveniva anche nei salotti di Maria Calcagnini Zavaglia e Marietta Rossi Scutellari. Pare fosse ben inserita nel contesto dell’aristocrazia ed alta borghesia della città.

Orintia fu citata, per la sua bellezza unita all’ingegno e alla creatività letteraria, da Ginevra Canonici nel suo “Prospetto biografico” in risposta alle accuse di Lady Morghan contro le donne d’Italia. Intrecciò rapporti con molti intellettuali dell'epoca, a Ferrara come in altre città e in particolare a Roma. Infatti nel 1824, quando Ginevra scriveva di lei, Orintia viveva già a Roma, dove si era trasferita dopo aver lasciato il marito.

Federico Confalonieri parla di lei come di una donna ispirata da principi d’indipendenza, il cui salotto romano era frequentato dai “migliori della città e dai forestieri di maggior nome”.

Nel 1825 Orintia lasciò Roma, dove temeva di essere arrestata, e si trasferì a Firenze. Anche qui animò un salotto, frequentato anche da Giacomo Leopardi. Durante il soggiorno fiorentino, Orintia fece dono a Pietro Maroncelli di una gamba artificiale, fatta costruire a Londra.

Negli ultimi anni visse con Giovanni Freppa, molto più giovane di lei, che aveva collaborato con Antonio Ranieri e Giacomo Leopardi al progetto di giornale “Lo Spettatore fiorentino” e fu da lei nominato erede universale.

Orintia morì nel 1836 a Firenze, dove venne sepolta nel chiostro di Santa Croce.

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 26/10/2015

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