Baratelli Caterina

Cesena, 1903-Rio de Janeiro,1988

Si accostò giovanissima alla pittura, pur non frequentando scuole di formazione artistica fino ai 17 anni, quando la madre acconsentì a iscriverla all’Accademia di Belle Arti di Milano.

Il viaggio e il soggiorno di Caterina a Milano, lontano dall’ambiente familiare e cittadino suscitarono non poco scalpore, ma l’appoggio della madre fu deciso e incrollabile nel sostenere il desiderio della figlia. Ritornata a Cesena, Caterina sposò un colonnello dell’Esercito italiano, e dovette quindi trasferirsi spesso attraverso l’Italia per seguirne gli spostamenti. Diradatisi i legami con l’ambiente culturale di Cesena, aumentò le sue conoscenze in campo artistico durante i lunghi soggiorni a Roma e a Palermo.

Dopo una crisi matrimoniale culminata con la separazione, libera da impegni e legami, nel 1938 tornò a Cesena, dove visse con la madre. Al clamore suscitato dalla sua giovanile andata a Milano si aggiunse quindi anche lo scandalo sollevato dalla scelta di separarsi dal marito, e Caterina dovette subire malignità e pettegolezzi sulla propria vita privata.

Durante gli anni della guerra, anche la famiglia di Caterina subì le ristrettezze della povertà. Nel 1945, con l’arrivo delle truppe alleate, la liberazione di Cesena fu resa possibile anche per l’azione di un "commando" di polacchi. Ne faceva parte Alexander Janech: tra il militare e Caterina Baratelli nacque un’amicizia destinata a durare anche dopo la fine del conflitto e il ritorno di Janech in Polonia, dalla moglie e dal figlio.

I due, infatti, si erano reciprocamente scambiati gli indirizzi e così per qualche tempo si tennero regolarmente in contatto. Intanto però Caterina dovette affrontare il suo primo grave lutto in famiglia. Il fratello, pilota di una compagnia aerea civile, scomparve dopo l’ultimo scalo per rifornimento sulla linea che percorreva di solito, la Roma - Rio de Janeiro, con sosta all’Isola del Sale, nell’Atlantico. Spinta dalla difficile condizione economica a Cesena, ma soprattutto desiderosa di avere notizie del fratello, la pittrice decise di recarsi in Brasile, a Rio de Janeiro. Qui non trovò tracce del congiunto e per mantenersi fu costretta a vendere le sue opere o a eseguirne su commissione. Pur portando il peso del lutto, raggiunse presto la popolarità presso l’élite culturale e sociale cittadina, attestata dalle molte opere realizzate per il Palazzo del Governo di Brasilia. È a questo periodo che risale il nuovo incontro – non si sa se casuale o concordato per lettera – tra Caterina e Alexander, il quale, perduti moglie e figlio alla fine della guerra, si era trasferito in Brasile per sfuggire alla repressione russa.

A Rio l’artista e l’ex militare vissero insieme. Qui Caterina ottenne significative commissioni sia private che pubbliche in campo artistico e si dedicò anche all’insegnamento di pittura e disegno per i giovani rampolli dell’alta borghesia metropolitana. Frequenti i suoi ritorni a Cesena, forse anche per accostarsi di più alla vicenda artistica italiana, ma soprattutto per rivedere la madre e la sorella. Poco conosciuta in patria, a Rio ottenne un notevole successo e ottimi riconoscimenti da parte della critica fin dalle sue prime mostre personali, attorno al 1950.

Piacque la sua pittura dalla tecnica figurativa ben fondata, la pastosità della materia, le tonalità vibranti e calde della terra (ocra, giallo scuro, rosso). A Rio Caterina Baratelli si spense nel 1988, all’età di 85 anni. La sua salma venne riportata da Alexander Janech a Cesena per essere tumulata, e con essa egli portò l’atto di donazione con cui la pittrice destinava al Comune sessanta delle sue opere.

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 22/10/2015

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