Sirani Elisabetta

Pittrice Bologna, 08.01.1638 / Bologna, 28.08.1665

Figlia di Giovanni Andrea, pittore allievo di Guido Reni e mercante d'arte, iniziò a realizzare dipinti di piccole dimensioni commissionati per la devozione privata. In un ambiente quasi totalmente appannaggio di artisti maschi, divenne nota per le sue rappresentazioni di temi sacri, in particolare come pittrice di Madonne, e allegorici, nonché per i ritratti di eroine. A Bologna sono visibili il “Battesimo di Cristo” (San Girolamo della Certosa) e “Sant’Antonio” (Pinacoteca Nazionale).

Alla Sirani fu commissionato il ritratto di Cosimo de' Medici , uno tra i molti incarichi prestigiosi che confermano la grande stima attribuitale. La sua tecnica era inconsueta per il tempo: realizzava i soggetti con schizzi veloci, quindi li perfezionava con l'acquarello. Grazie alla notevole rapidità esecutiva, svolse un’attività è incessante. Sembra infatti che fosse in grado, appena riceveva una commissione, di prendere nota delle idee tracciando pochi segni a matita, ombreggiati con acquerello d'inchiostro. La medesima facilità d'esecuzione, riscontrabile nei dipinti ad olio, si ravvisa anche nelle incisioni. Compilò un meticoloso catalogo delle proprie opere, pubblicato in seguito dal canonico Malvasia.

Un'impronta innovativa del ruolo svolto dalla Sirani in ambito bolognese, consiste nell'aver animato attorno a sé una vera e propria scuola di pittura alla quale parteciparono, oltre alle sorelle Anna e Barbara, Veronica Franchi, Vincenza Fabbri, Camilla Lauteri, Caterina Mongardi, Maria Oriana Galli, Teresa Coriolani, Lucrezia Bianchi e Veronica Fontana. Grazie anche all’eloquenza della quale era dotata, Elisabetta rivelò un'ottima capacità a trasmettere alle alunne le proprie conoscenze; questo ruolo di "maestra" le consentì di manifestare appieno pensieri, sentimenti, intuizioni e di espandere la personale visione di se stessa e del mondo circostante attraverso gli elementi figurativi.

La morte improvvisa a 27 anni scatenò il sospetto di avvelenamento, destinato a coinvolgere la figura dell'artista in un alone di mistero che in età romantica produsse pagine romanzesche. Fu dunque istituito un processo, del quale rimangono gli atti, contro la cameriera accusata d'averle somministrato una venefica polvere rossa. E fu sospettato anche un pretendente respinto dalla pittrice. Molto probabilmente, come suggerisce uno dei numerosi referti medici, stilato per far luce sull'improvviso decesso, Elisabetta perì a seguito di un'ulcera cronica allo stomaco e per sopraggiunta emorragia interna. Fu sepolta, accanto a Guido Reni, nella cappella Guidotti nella Basilica di San Domenico in Bologna.

Carlo Cesare Malvasia realizzò una sua biografia ne La Felsinea Pittrice. Le è stato dedicato un cratere di 28 km di diametro sul pianeta Venere.

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 26/10/2015

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