Costa Alda

Ferrara, 1876 – Copparo, 1944

Si diploma maestra elementare, iniziando ad insegnare nel 1899.

Nel 1907 entra nella Federazione di Ferrara del Partito Socialista Italiano, aderendo all'ala riformista. Collabora al Pensiero socialista, organo ufficiale dell’ala riformista. Nel 1913 fonda il nuovo organo socialista ferrarese Bandiera socialista.

Il 26 novembre 1916 il Congresso regionale del partito tenutosi a Bologna la nomina responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell’organizzazione femminile del partito. In tale sede, afferma che la scuola "rappresenta il mezzo più adatto per formare le coscienze delle classi lavoratrici, pertanto le amministrazioni comunali devono sviluppare congrue condizioni di vita intorno alla scuola per sottrarla all’influenza dei partiti e conservarla al più assoluto indirizzo laico". Questo fatto induce la polizia a schedarla nel 1917 in quanto “sovversiva pericolosa e candidata all’internamento”.

Continua anche dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 la sua battaglia contro il fascismo e, dopo la seconda scissione del PSI, quella del 1922 che darà vita al Partito Socialista Unitario, con segretario Giacomo Matteotti, organizza riunioni clandestine e porta aiuto ai detenuti politici.

Nel 1926, Alda rifiuta di giurare fedeltà al regime; le perquisiscono la casa e vi trovano il ritratto di Matteotti. I due episodi forniscono alla giunta comunale la scusa per licenziarla ma l’avvocato Mario Cavallari ne assume il gratuito patrocinio e ottiene l’annullamento del provvedimento dal Consiglio di Stato.

Trasferitasi a Milano, viene arrestata e confinata prima alle Isole Tremiti e poi in un piccolo paese della Basilicata.

Rientrata a Ferrara sofferente a causa delle condizioni di vita subite durante il confino, si dedica all'insegnamento privato. Mantiene contatti con i compagni e riesce a riannodare le file degli antifascisti, finché non viene arrestata dall'OVRA. Tenuta in carcere a pane ed acqua per un mese, sottoposta a durissimi interrogatori e maltrattamenti non rivela alla polizia la lista con i nomi dei compagni socialisti.

Il 25 luglio 1943 Alda Costa viene liberata ma nuovamente arrestata a Ferrara la notte del 15 novembre 1943 e poi tradotta alle carceri di Copparo. Qui viene ricoverata per leucemia nel locale ospedale dove morirà, il 30 aprile 1944. Prima di morire, al pretore di Copparo, Antonio Buono, che l'aveva aiutata a passare ad un altro socialista una lista di nomi di compagni per ricostruire le fila del partito, lascia questo messaggio: "Dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale".

Si spegne a Copparo il 30 aprile 1944.

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 26/10/2015

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