Merlin Lina

Pozzonovo, 15 ottobre 1887 - Padova, 16 agosto 1979

Figlia di Giustina Poli, insegnante, e Fruttuoso Merlin, segretario comunale a Pozzonovo
Visse a Chioggia per tutta l'infanzia e la giovinezza. Conseguita la maturità magistrale presso l'istituto delle Suore Canossiane, si trasferisce a Grenoble, in Francia, dove approfondisce le sue conoscenze di lingua e letteratura francese, materia in cui conseguirà successivamente la laurea.

Si fa presto notare per il suo spirito indipendente, la brillantezza e la capacità di ragionamento e, soprattutto, per la sua determinazione.

Si iscrive nel 1919 al Partito Socialista Italiano, iniziando a collaborare al periodico 'La difesa delle lavoratrici', di cui in seguito assumerà la direzione. Collabora con il deputato socialista Giacomo Matteotti.

Quando, nel 1925, dopo l'assassinio di Matteotti, Mussolini consolida il suo potere, il destino di Angela è ormai segnato. In meno di ventiquattro mesi viene arrestata cinque volte. Inoltre nel 1926 viene licenziata dal suo impiego di insegnante perché si rifiuta di prestare il giuramento di fedeltà al regime, obbligatorio per gli impiegati pubblici. Lina quindi si trasferisce a Milano dove pensa sia più difficile essere rintracciata. Lì inizia a collaborare con Filippo Turati, ma viene arrestata e condannata a cinque anni di confino in Sardegna, in Barbagia a Dorgali (NU).

Tornata a Milano nel 1930, durante una riunione clandestina incontra il medico ed ex deputato socialista di Rovigo Dante Gallani, con cui si sposa nel 1932, ma appena quattro anni dopo lui muore. Rimasta vedova a 49 anni, prende parte attivamente alla Resistenza. Insieme a Giovanna Barcellona, Giulietta Fibbi, Laura Conti, Elena Drehr, Ada Gobetti e Rina Picolato costituisce i Gruppi di Difesa della Donna e per l'Assistenza ai Volontari della Libertà. Da una stima effettuata a guerra finita, nei GDD costituitisi in tutta Italia si contavano circa 59.000 donne. Da questa organizzazione nascerà l'Unione Donne Italiane.

In questo periodo Lina prende parte ad azioni di guerra partigiana, rischiando più volte la vita. Catturata dai nazisti, riesce a sfuggire con uno stratagemma. Scrive articoli sul periodico socialista clandestino Avanti!, e nella sua casa di via Catalani 63 Lelio Basso, Sandro Pertini, Rodolfo Morandi e Claudia Maffioli organizzano l'insurrezione. Lei riceverà l'incarico di occuparsi del settore scolastico, ed insieme al professor Giorgio Cabibbe ed ai partigiani della Brigata Rosselli occuperà il Provveditorato agli Studi di Milano, imponendo la resa. il 27 aprile 1945 viene nominata dal CLNAI Commissario per l'Istruzione di tutta la Lombardia.

Dopo la Liberazione si trasferisce a Roma, alla direzione nazionale del PSI, prendendo familiarità con l'ambiente politico della capitale, dove l'astuzia e il carrierismo, lontanissimi dalla sua concezione della politica, sembravano dominanti nella nuova classe dirigente. Nel 1946 viene eletta alla Assemblea Costituente.

I suoi interventi nel dibattito costituzionale, quale membro della 'Commissione dei 75', risulteranno determinanti per la tutela dei diritti delle donne, e lasceranno un segno indelebile nella Carta Costituzionale. A lei si devono infatti le parole dell'articolo 3: 'Tutti i cittadini...sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso', con le quali veniva posta la base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna, che fu sempre l'obiettivo principale della sua attività politica.

Candidata dal PSI nel collegio di Rovigo, viene eletta al Senato della Repubblica il 18 aprile del 1948. È l'unica donna a far parte del Senato nella prima legislatura repubblicana. Uno dei punti cardine, se non il principale, dell'opera politica di Lina Merlin è stata la battaglia per abolire la prostituzione legalizzata in Italia, seguendo l'esempio dell'attivista francese (ed ex prostituta) Marthe Richard, che già nel 1946 aveva fatto chiudere le case di tolleranza in Francia.

Negli anni seguenti l'approvazione della sua famosa legge, Lina Merlin proseguì l'attività parlamentare con altri importanti interventi legislativi a favore della condizione femminile e contro le discriminazioni ai danni dei più deboli. A lei si devono, tra l'altro, l'abolizione della infamante dicitura 'figlio di N.N.' che veniva apposta sugli atti anagrafici dei trovatelli (Legge N. 1064 del 31 ottobre 1955), l'equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni che eliminava le disparità di legge tra figli adottivi e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta 'clausola di nubilato' nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano (Legge n. 7 del 9 gennaio 1963).

La sua intransigenza di militante appassionata le procurarono ostilità ed inimicizie persino nell'ambito del suo stesso partito. Nel 1961 le venne fatto sapere che il partito non intendeva ripresentare la sua candidatura nel collegio di Rovigo, dove era stata rieletta al Senato nel 1953 e alla Camera dei deputati nel 1958, e lei reagì strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini, e che lei non ne poteva più di «fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo».

A 77 anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin decise di ritirarsi dalla politica e di tornare a vivere nella sua casa di Milano.

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 23/10/2015

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