Picco Eugenia

Crescenzago, 1867 – Parma, 1921

Figlia di un musicista non vedente, Giuseppe Picco, rinomato violinista alla Scala e di Adelaide Del Corno, nacque in un sobborgo di Milano e venne cresciuta in ambiente agiato e poco religioso.

Inizialmente venne affidata spesso alla cura degli zii paterni durante i frequenti viaggi di lavoro dei genitori, spesso impegnati in tournée all'estero. Con la prematura scomparsa del padre in circostanze misteriose nel corso di una tournée negli Stati Uniti, Eugenia, ancora piccola, tornò a vivere con la madre e con Basilio Recalcati, suo nuovo convivente (dal quale la donna ebbe in seguito altri tre figli).

La madre era interessata più alla vita mondana e desiderava per la figlia una carriera artistica. La giovane Eugenia, invece, iniziò a frequentare l'oratorio delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di via Parini a Milano e la Basilica di Sant'Ambrogio.

Secondo il suo racconto, Eugenia, che andava maturando un crescente desiderio di ascesi, a vent'anni fu colpita da un fenomeno di transverberazione: in una sera di particolare afflizione, infatti, sarebbe stata "trapassata da una lama di luce" emessa dall'icona appesa sul muro sopra il suo letto.

Per la giovane Eugenia divenne chiara la scelta di dedicarsi alla vita religiosa entrando nelle Orsoline il cui noviziato si svolgeva a Milano. Il desiderio e la necessità di Eugenia di staccarsi definitivamente dall'ambiente milanese e soprattutto familiare ostile, suggerì alle suore Orsoline, alle quali aveva confidato le sue intenzioni, di indirizzarla per prudenza altrove. La scelta cadde sulle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, ordine da poco fondato a Parma da Agostino Chieppi.

Il 31 agosto 1887, Eugenia fuggì di casa di nascosto a causa dell'opposizione della madre e del convivente. Rifugiandosi a Parma Eugenia fu accolta dal fondatore don Agostino Chieppi e il 10 giugno 1891 fece la professione religiosa con i voti di castità, povertà e ubbidienza con il nome di suor Anna Eugenia.

Dopo essere stata educatrice, maestra delle novizie e segretaria della congregazione, nel 1911 fu eletta superiora generale, carica che mantenne fino alla morte.

Morì a 54 anni probabilmente per una turcolosi.

Dopo la morte di suor Eugenia, iniziò a diffondersi la sua fama di santità già avvertita quand'era ancora in vita e dovuta, come affermano i documenti, al fatto che suor Eugenia era «vista da tutti come esempio di straordinaria virtù e come modello di pietà, di zelo, di prudenza, di spirito di sacrificio e di saggezza.»

Il processo di beatificazione iniziò nel settembre del 1945 e il 18 febbraio 1989 fu riconosciuto l'esercizio eroico delle virtù e suor Eugenia Picco fu dichiarata venerabile.

Il 20 dicembre 1999 fu pubblicato il decreto sul miracolo a firma del cardinal José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Alla sua intercessione fu attribuita dalla Chiesa cattolica la guarigione ritenuta prodigiosa di Camillo Talubingi Kingombe della diocesi di Uvira (nell'allora Zaire) avvenuta il 25 agosto 1992.

Eugenia Picco fu dichiarata beata da Giovanni Paolo II il 7 ottobre 2001 insieme ad altri sette venerabili.

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Pubblicato il 08/10/2015 — ultima modifica 08/10/2015

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