Morabito Francesca

Parma, 1893 - Monticelli Terme, 1967

Nacque quando il padre, Francesco, colto ingegnere abruzzese, era morto da quasi otto mesi. La madre, Vittoria Ferrari, di famiglia benestante, maestra elementare, rimase profondamente segnata, nel carattere e nella salute, dalla morte del marito. La Morabito, ancora giovanissima, sentì un’affinità spirituale per Pascoli e imparò ad amarne la poesia.

Nel 1916 completò il suo studio “Misticismo di G.Pascoli”. Venne pubblicato nel 1920 da Treves e tutti i letterati di allora ne fecero le più ampie lodi. Il libro non perse d’interesse col passare del tempo. Nel 1951 Dino Provenzal scrive: “Io la conosco per il suo bellissimo libro sul Pascoli”. Nel 1955, nella rivista Il Ponte, Arrigo Levanti e Gianni Scalia parlano dello studio della Morabito come della più importante interpretazione della poesia pascoliana.

La Morabito lasciò altri studi interessanti su Bojardo, Fogazzaro, Giovanni Papini. Nel 1922 scrisse in Aurea Parma la recensione al primo libro di Bonaventura Tecchi, che le fu profondamente grato e da allora nacque un’amicizia con la Morabito che durò tutta la vita. Sempre in Aurea Parma, pubblicò (1922 e 1955) due scritti autobiografici: “Quell’anno” e “Consolazioni”. Nell’ultimo suo lavoro, “Carducci e Ghirardini.Maestri nell’ateneo bolognese” (Nuova Antologia 1964) la Morabito riuscì a far rivivere l’atmosfera che il Carducci aveva risvegliato nella sua Università.

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Pubblicato il 08/10/2015 — ultima modifica 08/10/2015

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