Gambara Veronica

Pralboino, 1485 – Correggio, 1550

Pralboino, 1485 – Correggio, 1550

Veronica Gambara nacque la notte tra il 29 e il 30 novembre 1485, da nobile famiglia.

La ragazza visse l'adolescenza tra Pratalboino e Brescia.

Brescia era al tempo una città molto ricca con fermenti culturali in piena espansione. Per le famiglie nobili era d'obbligo cimentarsi con la poesia e la conversazione letteraria. In questo contesto Veronica cominciò a scrivere versi già nell'adolescenza, obbedendo da un lato alla maniera petrarchesca e mostrando, contemporaneamente, un notevole talento e un accento personale, spesso soffocato, nella letteratura coeva, dall'imitazione tutta esteriore dei lamenti d'amore cari al poeta di Laura. Con Pietro Bembo, conosciuto dal padre nella sua attività diplomatica, avvierà una corrispondenza di lettere e sonetti già nel 1502, continuandola fino alla morte del futuro cardinale.

Il matrimonio civile con Giberto X, signore di Correggio fu celebrato per procura il 6 ottobre 1508 a Brescia, mentre quello religioso ebbe luogo in forma privata ad Amalfi l'anno successivo.

Stabilitasi a Correggio, piccolo feudo che da poco aveva perduto la signoria su Brescello e di cui Veronica sarà reggente negli anni a venire, riuscì ad ambientarsi facilmente, apprezzata dai nuovi concittadini con cui instaurerà un buon rapporto sin dall'inizio, in una terra che loderà anche in poesia. Il 17 gennaio 1510 nacque il primo figlio di Veronica e Giberto, Ippolito; l'anno successivo venne alla luce il secondogenito Gerolamo, nato il 27 febbraio 1511.

Veronica, donna eccellente, mise a frutto la libertà data al proprio intelletto e al proprio talento poetico scrivendo versi raffinati ed eleganti che ricevettero giusto riconoscimento dai letterati suoi contemporanei e che brillano tra i migliori versi della letteratura italiana. In particolare nelle stanze «l'accento moralistico, che le era naturale, addolciva la sua severità, i pensieri si snodavano con la grazia di un pacato ragionare, cui la lingua nobile ma non artefatta riusciva a conferire un accento aristocratico».

I versi di Veronica furono molto amati, tra le personalità illustri, da Giacomo Leopardi, Antonio Allegri e Rinaldo Corso. Oltre alle Rime, sono conservate le sue Lettere, dove ci appare una Veronica viva e attenta che partecipa attivamente alla vita culturale e politica del suo tempo.

Dal 1518, infatti, dopo la morte del marito, si occupò degli affari dello stato di Correggio che resse con notevole abilità e determinazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1550.

 

 

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 23/10/2015

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