Tavani Arquati Giuditta

Roma 1830 – 1867

Figlia di Adelaide Mambor e Giustino Tavani, un difensore della prima Repubblica Romana trasferitosi in esilio a Venezia dopo aver scontato una lunga pena nelle carceri pontificie, la Arquati crebbe in un ambiente che le fece acquisire saldi principi laici e repubblicani.

Nacque il 30 aprile 1830 sull'isola Tiberina e fu battezzata lo stesso giorno presso la chiesa di San Bartolomeo all'Isola. Si sposò a quattordici anni, il 22 luglio 1844, nella parrocchia romana di San Crisogono, con Francesco Arquati, conosciuto nel magazzino di stoffe di suo padre.

I due sposi combattono insieme per la difesa della Repubblica Romana, che cade in mani francesi nel 1849. Seguono allora i fuorusciti verso l’Adriatico, con Garibaldi, e si rifugiano a Venezia. Successivamente, ancora ricercati passano nelle Romagne, dove continuano a cospirare, trasferendosi poi a Subiaco poi nel 1865 rientrano in Roma nascostamente per organizzare la liberazione. Qui frequentano la casa ed il lanificio di Giulio Ajani (1835-1890), altro patriota, alla Lungaretta in Trastevere.

La mattina del 25 ottobre 1867, giorno in cui Garibaldi prendeva Monterotondo nel corso della terza spedizione per liberare Roma, una quarantina di patrioti, di cui 25 romani, si riunirono in via della Lungaretta 97, nel rione romano di Trastevere, nella sede del lanificio di Giulio Ajani, per decidere sul da farsi. Il gruppo preparò una sommossa per far insorgere Roma contro il governo di Pio IX. Deteneva delle cartucce e un arsenale di fucili, si auspicava un intervento diretto di Giuseppe Garibaldi a Roma. Lo Scontro di Villa Glori del 23 ottobre 1867, poteva far pensare che fosse l'inizio di una rivolta.

Alla riunione partecipò anche la Arquati, con il marito e uno dei tre figli della coppia, Antonio. Verso le 12 e mezzo, una pattuglia di zuavi giunta da via del Moro attaccò la sede del lanificio. I congiurati cercarono di resistere al fuoco. In poco tempo, però, le truppe pontificie ebbero la meglio e riuscirono a farsi strada all'interno dell'edificio. Alcuni congiurati riuscirono a fuggire, mentre altri furono catturati. Sotto il fuoco rimasero uccise 9 persone, tra cui Giuditta Tavani Arquati, incinta del quarto figlio, il marito e il loro giovane figlio

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Pubblicato il 29/09/2015 — ultima modifica 29/09/2015

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