Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?


Cosa fa la Regione

La regione Emilia-Romagna ha realizzato, in collaborazione con il Tribunale per i Minorenni di Bologna il progetto “Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?” volto a far conoscere alle mamme e agli operatori ed operatrici dei servizi, quale tutela è assicurata alle donne con bambini, nei casi in cui subiscono violenza da parte del partner.

Promosso nel 2016 dall’Assessorato Pari Opportunità, il progetto ha prodotto un opuscolo e una locandina dal titolo "Aiuta te stessa e i tuoi bambini", che sono in corso di promozione grazie anche alla collaborazione con l'Assessorato per le politiche per la Salute, e sarà distribuito in molteplici realtà della regione, dai consultori alle case della salute ai professionisti del settore socio-sanitario. Qui il testo della lettera a firma Assessori Petitti e Venturi inviata ai medici di medicina generale e pediatri.

La violenza è un fattore di rischio che può avere anche gravi conseguenze sulla salute della madre e dei bambini: è una forma di maltrattamento sull’infanzia, perfino quando i bambini non sono fisicamente presenti alla scena ma ne conoscono i segnali, i silenzi, le tumefazioni sul corpo della madre, ed è perciò importante che essa emerga e che le donne che la subiscono sappiano che possono trovare aiuto nella rete dei servizi, che lavora in modo integrato con il sistema della giustizia, ed avviare un percorso per interromperla.

L'opuscolo si inserisce nel quadro delle azioni volte a contrastare la violenza contro le donne, avviato da tempo dalla Regione, e che oggi trova supporto normativo tanto nella LR 6/14 - Legge quadro per le pari opportunità e contro le discriminazioni, che nel Piano regionale contro la violenza di genere, approvato lo scorso 29 febbraio dalla Giunta e che sarà a breve adottato dall'Assemblea Legislativa.

Il piano definisce azioni e strumenti sia di prevenzione del fenomeno, che di protezione della donna. Tra le azioni di protezione della donna in particolare, il piano è volto a garantire percorsi di tutela nei procedimenti giudiziari che coinvolgono donne vittime di violenza, e indica tra i presupposti necessari a realizzarli, la diffusione di una conoscenza approfondita da parte di tutti gli attori della rete di protezione tanto dei livelli di responsabilità, che delle modalità operative di ciascun presidio, nonché il reciproco riconoscimento e la collaborazione tra i medesimi.

L'opuscolo rappresenta quindi uno strumento rivolto da un lato alle donne, che sono messe a  conoscenza dei loro diritti e del fatto che una mamma vittima di violenza non rischia di perdere i suoi bambini se si rivolge alle autorità di giustizia o ai servizi, ma che al contrario chiedendo aiuto, la mamma mette in sicurezza i suoi piccoli dalle urla o dalle botte cui devono assistere o che loro stessi subiscono.  

Esso si rivolge dall'altro lato agli operatori della rete di contrasto alla violenza, affinché nell'applicazione dei protocolli di intervento, ciascun servizio collochi al centro la donna, valorizzandone le capacità genitoriali, che non sono implicitamente messe in discussione dalla circostanza di subire violenza, e condividendo con lei e con gli altri servizi e istituzioni coinvolti nella protezione, il percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Puoi scaricare l'opuscolo qui e la locandina qui

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 09/01/2017 — ultima modifica 18/01/2017

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